mercoledì 15 marzo 2017

Diario - 14 marzo 2017

Quando la montagna chiama e respinge: sotto le selvagge pareti est di Serra delle Ciavole  

Itinerario: Gole di Iannace, Grande Porta, pareti est di Serra delle Ciavole (cascata e imbocco via normale), Casino Toscano, Pietra Castello, Piano Iannace, Canalone) - by Indio e M. Lofiego


Per gli amanti della wilderness, più certi ambienti sono selvaggi e maggiore è loro richiamo. E il richiamo delle spareti est di Serra delle Ciavole si faceva da un po' di tempo sentire. Con Maurizio  avevamo già percorso l'impegnativa via normale alla parete est, in autunno. Ma ci andava di ritornare a  respirare le atmosfere invernali di questo versante: il ghiaccio, la neve che ricopre i ripidi pendii sugli strapiombi e i canali, i pini loricati che svettano sulle ripide pareti rocciose. Sapevamo che di questi tempi l'escursione sarebbe stata un'impresa delicata: con temperature non troppo basse, l'azione del sole e l'esposizione ad est, quel versante diventa impegnativo, per la presenza di neve che può diventare marcia già a metà mattinata. Era d'obbligo  partire di notte, per tentare di raggungere la base delle pareti il più presto possibile, sfruttare la consistenza della neve ghiacciata e cercare di arrivare in cima. Tentativo fallito (ma ci aspettavamo questa eventualità), come si vedrà.  Poco male: anche solo ammirare dal basso le spettacolari pareti di questa montagna ricompensa dei sacrifici e della lunga marcia sulla neve per arrivarci.


Alle 3 di notte siamo già sul sentiero, percorrendo le Gole di Iannace mentre i raggi lunari illuminano le rocce e l'ombra degli alberi si proietta sulla neve. Giunti a Piano Iannace possiamo fare a meno della lampada frontale, la luna come un lampione rischiara le tenebre e quasi ci conforta... Qui l'aria è calma, non fa freddo, non c'è un alito di vento. La neve è ghiacciata, si procede speditamente. Giunti verso la Grande Porta, comincia ad albeggiare, mentre il vento gelido ci secca la faccia.


Cominciamo a costeggiare le pareti della cresta nord di Serra delle Ciavole, che ci sovrastano quasi minacciose,  ammirando la faggeta selvaggia e procedendo ora in salita e ora indiscesa sui pendii, abbondantemente innevati. Ogni tanto, disseminati nella foresta, si notano massi enormi, evidentemente precipitati chissà quando dalle pareti per centinaia di metri.



L'escursione di oggi ha per noi anche un valore esplorativo, visto che da queste parti non c'eravamo ancora stati; infatti intravediamo per la prima volta uno spettacolare fenomeno naturale di cui avevamo già sentito parlare: la cascata di ghiaccio di Serra delle Ciavole alta un centinaio di metri (considerata come la più a sud presente in Italia e scalata nei mesi scorsi da un gruppo di alpinisti). Ancora non si è sciolta, ma sembra attualmente di scarso spessore.



Qui siamo negli ambienti più wilderness del Pollino, le pareti a strapiombo abitate da rade formazioni di piccoli e quasi sofferenti pini loricati ce lo dimostrano. Luoghi che in qualche modo si difendono da sè, una natura che mette alla prova e sembra quasi respingere l'uomo e il suo desiderio di esplorarla.


Giungiamo all'imbocco della via. Purtroppo non siamo riusciti ad arrivare prima delle otto e mezza, ma la neve qui è già marcia, complice anche la temperatura più mite della giornata di oggi. La nostra caparbietà stavolta non è servita. Saliamo lungo i ripidi pendii, la neve è poco compatta, è facile scivolare e lo stesso innevamento delle zone attraverso cui dovremo passare per seguire la via (che in gergo alpinistico viene chiamata la "Via dei Moranesi) è scarso. L'esposizione è notevole e in questi casi non si può sbagliare. Anche la via normale che in autunno eravamo riusciti a fare senza troppe difficoltà, nonostante alcuni punti esposti e il terreno accidentato, oggi ci sembra assolutamente da evitare.


Avanziamo lungo il pendio per valutare meglio la situazione,  ma siamo perplessi e ci siamo già convinti che forse è meglio desistere nella prosecuzione dell'ascesa. La parola definitiva ci viene dalla montagna. Dalle pareti sovrastanti di fronte a noi, non tanto lontane, non si staccano solo frammenti di ghiaccio ma anche delle pietre, sotto l'azione del disgelo. Eccone una di quelle pietre, piccola, dopo un po' eccone delle altre. Il rumore sordo che fanno somiglia a un monito, un avvertimento. La montagna sembra parlare, "tornate sui vostri passi", sembra dirci. Ed è così che facciamo. Scalare una montagna di certo è sempre qualcosa di adrenalinico ed entusiasmante, ma anche la rinuncia è doverosa di fronte a difficoltà e pericoli oggettivi. In realtà è poco ciò a cui abbiamo rinunciato: siamo estasiati da ciò che ci sovrasta e restiamo ad ammirarlo. Di tanto in tanto ci fermiamo, distratti, silenziosi... quelle pareti, quei ripidi canali innevati, i loricati inavvicinabili, i pinnacoli di roccia più in alto... tutto contribuisce a creare uno scenario di vera wilderness appenninica.


Notiamo penzolanti dalle pareti in alto delle gigantesche stalattiti di ghiaccio. Ridiscesi sui nostri passi osserviamo altri fenomeni  interessanti, come il tronco di un pino loricato carbonizzato, spezzato in due e colpito da un fulmine. A Maurizio ricorda (non so perché!) una signora vestita a lutto con le braccia sollevate. Oppure il pino appollaiato su uno spuntone di roccia divisa quasi in due da una spaccatura.



Togliamo i ramponi e rimettiamo le ciaspole. Non ci va di tornare per la stessa strada e visto che a noi piace complicarci la vita, decidiamo di allungare l'escursione, diretti a Pietra Cstello.  Arriviamo a Casino Toscano, l'antico casolare di pastori che purtroppo noto sempre più sporco, pieno di rifiuti e in disfacimento.  Una struttura che se ristrutturata secondo i canoni tradizionali e affidata alla gestione di qualche associazione come il CAI, potrebbe fungere da rifugio per gli escursionisti. Purtroppo in questo Parco si costruiscono a volte mastodontiche opere inutili e si lascia cadere a pezzi la memoria storica delle genti del Pollino...



Dopo una lunga marcia nella foresta si arriva a Pietra Castello e da lì ci ricolleghiamo a Iannace per tornare alla macchina lungo la scorciatoia del "Canalone": in tutto, abbiamo camminato circa 14 ore: un'altra avventurosa escursione  si aggiunge al nostro bagaglio di ricordi.





venerdì 3 marzo 2017

Versante est e cresta nord di Serra di Crispo

Escursione al versante est di Serra di Crispo, discesa dalla cresta nord, assieme a Maurizio Lofiego - foto by Indio






















lunedì 20 febbraio 2017

Diario - 19 febbraio 2017

Serra delle Ciavole dal canale sud-ovest 

(Itinerario: Gole di Iannace, Mandre del Tarantino,  Piani di Pollino, canale sud-ovest Serra delle Ciavole, Piano Iannace, "Canalone")

Era da tempo che avevamo programmato il bellissimo canale sud-ovest di Serra delle Ciavole. Lo avevo percorso già anni fa con il CAI Castrovillari e mi andava di ripeterlo in compagnia degli amici del Gruppo Lupi. Tra impegni vari degli altri, restiamo oggi solo io e Maurizio per l'escursione. Decidiamo di partire non da Colle Impiso ma dalle Gole di Iannace, arrivando ai Piani dalle Mandrie del Tarantino: un percorso più lungo e impegnativo... e decisamente più "wild".
Dopo Ianance ritroviamo la pista del branco di lupi già individuata l'altra volta in un'escursione a Serra di Crispo. Nella fatta di un idividuo del branco si notano le unghia di un cinghialetto. I continui ritrovamenti di fatte di lupo con peli di cinghiale fanno avanzare  l'ipotesi che, alla base della dieta di questi branchi che frequentano le alte quote, ci sia soprattutto il cinghiale.
















Il bosco della zona  del Tarantino è intricato e selvaggio e trovare la traccia giusta con la neve diventa impegnativo, anche perchè certi tratti di sentiero sono invasi dai giovani faggi piegati ad arco dal peso della neve. Il tempo è nuvoloso e umido, nella neve qui si sprofonda. Arrivati ai Piani troviamo neve più compatta e crostosa; qui si apre un paesaggio innevato, con nubi estese che nascondono le cime delle montagne. Si marcia in un bianco ovattato.

 Il canale sud-ovest con il tempo umido di oggi non sarà sicuramente una lastra di giaccio, anche a causa dell'esposizione a sud del versante, ma ci aspettiamo comunque una copertura nevosa abbastanza solida. All'imbocco del canale notiamo che la neve superficiale è più marcia, più sotto è dura, perciò il primo che sale deve scalciare bene creando dei gradini. Lo scenario del canale sud-ovest è davvero superbo: pini loricati abbarbicati sulle rocce dominano lo sfondo dei Piani di Pollino, del Dolcedorme e del Monte Pollino. Giù nei Piani, alla base delle pareti spiccano i massi erratici che spuntano dalla neve. Sono queste le atmosfere del Pollino che mi piacciono, quelle in cui domina su tutto la natura selvaggia e i suoi silenzi, l'austerità del freddo, della nebbia e della neve...



 Anche questo canale ha il suo partriarca: un pino monumentale e probabilmente ultrasecolare che spicca tra gli altri. Anche qui si trovano pini dalle forme più varie: piccoli bonsai, bassi e contorti e altri più dritti e alti, a volte colpiti dai fulmini. Notiamo sul tronco di alcuni esemplari delle scortecciature fresche e ne deduciamo che siano state causate da pietre cadute giù dalle rocce, le quali hanno colpito gli alberi come proiettili. Altra osservazione che mi vien di fare è che sul "patriarca" di questo ripido canalone si notano evidenti segni d'ascia... almeno a me sembrano segni umani. Se così fosse vuol dire che anche quando non esisteva l'escursionismo questi canali erano conosciuti e frequentati dai montanari, da pastori e cacciatori.






Il canale è uno stretto e ripido scivolo, la parte un po' più impegantiva è all'inizio, perchè bisogna superare un ripido ma breve saltino roccioso semiscoperto da neve, poi la pendenza si mantiene costante sino alla fine della via. Più sopra la neve diventa un po' più ghiacciata. Il canale mostra anche i segni dello "scaricamento" di neve scivolata giù nelle scorse settimane. Pazientemente, un passo alla volta scaliamo il canalino, impiegando quasi due ore.





Raggiunta la cresta sotto la cima, notiamo che fa più freddo e la neve qui è quasi ghiacciata. La cresta è avvolta dalla nebbia, anche se non così fitta, i loricati appaiono e scompaiono come silhouetthes. E' tardi e decidiamo di portarci subito ai Piani lungo i pendii ripidi della montagna. Son già le cinque, è ora di affrettarsi. Siamo al tramonto e gli ultimi raggi del sole penetrano la copertura nuvolosa, illuminando lembi di creste, loricati e gli stessi contorni delle nuvole. La cima del Dolcedorme si tinge di una debole luce rossastra...





 Anche se siamo già al buio con le lampae frontali, dopo Iannace decidiamo di non fare la stessa strada per le gole, ma la scorciatoia del "canalone", che porta alla strada per il Santuario nei pressi delle gole, aiutandoci dove servirà col GPS, per non perdere altro tempo. La fioca luce illumina il labirinto della foresta di faggi e abeti bianchi mentre avanziamo silenziosi e il rumore assordante delle ciaspole rompe la cupa quiete invernale...